


Il garante di uno studente è a tutti gli effetti un fideiussore: risponde del canone se l'inquilino non paga. Ma la garanzia regge solo se la clausola indica l'importo massimo garantito: senza quel numero l'articolo 1938 del codice civile la rende nulla, e il proprietario resta scoperto. Contano tre elementi: massimale, obbligazione solidale, estensione ai rinnovi.
Nel linguaggio comune si dice "garante". Nel codice civile si chiama fideiussore, ed è la persona che si obbliga personalmente verso il creditore garantendo l'adempimento di un'obbligazione altrui (art. 1936 c.c.). Applicato a una locazione: se lo studente non paga il canone, il proprietario può chiedere quei soldi al garante.
Nell'affitto a studenti la figura non è un'eccezione ma la regola, per una ragione strutturale. La valutazione di solvibilità che un proprietario fa normalmente — busta paga, contratto di lavoro, storico dei pagamenti — su una matricola di diciannove anni non produce nulla. Non c'è reddito da valutare. La capacità di pagare esiste, ma sta in capo a qualcun altro: quasi sempre un genitore. Il garante è lo strumento con cui quella capacità entra nel contratto.
È una differenza sostanziale rispetto a chi decide di mettere casa in affitto a un lavoratore dipendente, dove la garanzia è un rafforzamento facoltativo. Qui è il perno su cui poggia l'intera operazione. Vale la pena costruirlo bene.
Il garante non sostituisce le altre tutele: il deposito cauzionale continua a coprire i danni all'immobile e si affianca alla fideiussione, non la esclude.
Una clausola di garanzia scritta bene contiene sei cose. Mancandone anche una sola, la protezione si riduce o sparisce.
Questi elementi vanno raccolti prima della firma, insieme agli altri documenti necessari per il contratto: chiedere il codice fiscale del garante dopo che l'inquilino ha traslocato è una conversazione molto più difficile.
Ci sono due modi in cui una garanzia formalmente presente non produce l'effetto che il proprietario si aspetta. Il primo la annulla del tutto, il secondo la rende lenta.
La mancanza dell'importo massimo. L'articolo 1938 del codice civile stabilisce che la fideiussione può essere prestata anche per un'obbligazione futura «con la previsione, in questo ultimo caso, dell'importo massimo garantito». La norma, introdotta in questa forma dalla legge 154/1992, ha un obiettivo preciso: impedire che qualcuno si obblighi per una somma indeterminata di cui non può misurare la portata.
I canoni di una locazione sono obbligazioni future: al momento della firma non sono ancora sorti, matureranno mese dopo mese. Rientrano quindi pienamente nella previsione dell'articolo. Una clausola che dice «il sig. Rossi garantisce l'adempimento di tutte le obbligazioni derivanti dal presente contratto» senza indicare un tetto è nulla per indeterminatezza dell'oggetto. La Cassazione, con l'ordinanza 28651/2024, ha precisato che nemmeno il rinvio a corrispettivi determinabili altrove basta a soddisfare l'articolo 1938: indicare come si calcolerà il credito non equivale a fissare il limite del rischio.
Il rimedio è una riga: indicare una cifra. Su un canone di 450 euro al mese per un contratto di dodici mesi, il massimale ragionevole non è 5.400 euro — cioè i soli canoni — ma una somma che comprenda anche gli oneri accessori e un margine per i danni eccedenti il deposito.
Il beneficio di preventiva escussione. L'articolo 1944 c.c. stabilisce che il fideiussore è obbligato in solido con il debitore principale: il creditore può rivolgersi indifferentemente all'uno o all'altro. Lo stesso articolo però consente alle parti di convenire che il garante non sia tenuto a pagare prima dell'escussione del debitore principale.
Con quella clausola il garante, se convenuto in giudizio, può eccepire il beneficio nei primi atti della causa indicando i beni dello studente da aggredire. Il proprietario deve allora tentare prima l'esecuzione su un ventenne senza patrimonio, con tempi e costi che vanificano lo scopo della garanzia. Per il proprietario la clausola giusta è quella che rinuncia espressamente al beneficio.
Un contratto che contiene la parola "garante" non è di per sé un contratto garantito. Prima della firma verifica che nel testo compaiano un importo massimo espresso in cifra e la rinuncia al beneficio di preventiva escussione. Se manca il primo, la garanzia è aggredibile per nullità; se manca la seconda, resta valida ma diventa un rimedio lento. In caso di dubbi sulla formulazione, falla rivedere da un professionista prima e non dopo.
Il percorso è breve, ma l'ordine conta: alcune verifiche non si possono recuperare dopo.
Prima della stesura, chiedi allo studente chi presterà garanzia e raccogli i suoi dati anagrafici e fiscali. Chiedi anche un documento che attesti la capacità patrimoniale: ultima dichiarazione dei redditi o busta paga sono lo standard. Se il garante risiede all'estero, l'escussione diventa concretamente più complessa: valutalo prima di procedere.
Entrambe le strade sono praticabili. La clausola inserita nel contratto è più semplice da gestire e fa firmare il garante insieme alle altre parti. L'atto separato è preferibile quando la garanzia ha una struttura articolata, con massimali distinti per canone e danni. In tutti i casi il garante deve sottoscrivere personalmente.
Il testo deve contenere: l'identificazione del garante, l'oggetto della garanzia, l'importo massimo in cifra, la durata con l'esplicita estensione a proroghe e rinnovi, la rinuncia al beneficio di preventiva escussione. Le formule generiche sono il problema, non la soluzione.
Il garante firma insieme alle parti. Se la garanzia è contenuta nel contratto, segue le sorti del contratto anche in sede di registrazione. Conserva copia dei documenti raccolti in fase di verifica: se un giorno dovrai agire, ti serviranno. Chi preferisce una garanzia rilasciata da un istituto anziché da una persona può valutare la fideiussione bancaria, che funziona diversamente e ha costi a carico dell'inquilino.
Una parte del lavoro è alla portata di qualsiasi proprietario. Un'altra parte no, e riconoscere il confine evita di scoprirlo nel momento sbagliato.
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