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Quando si paga la cedolare secca: date e scadenze per il 2024

Cedolare-secca

La cedolare secca, istituita per semplificare il regime fiscale degli affitti, ha guadagnato sempre più popolarità dalla sua introduzione nel 2011. Questo regime rappresenta una scelta attraente per i proprietari di immobili locati, in quanto sostituisce le addizionali locali e l’IRPEF con una tassa unica.

 

La cedolare secca sugli affitti è stata introdotta dall’articolo 3 del Decreto legislativo del 14 marzo 2011. Questa misura ha semplificato il regime fiscale per gli immobili affittati: nel corso degli anni sono state apportate varie modifiche e aggiornamenti alla normativa che regolano questo regime che ultimamente è stato oggetto di alcuni cambiamenti significativi. In questo articolo esploreremo le ultime novità riguardanti la cedolare secca, approfondendo quando è dovuta e altri dettagli utili.

Come funziona la cedolare secca sugli affitti

La cedolare secca rappresenta un regime fiscale opzionale per le locazioni, consentendo di pagare un’unica imposta che sostituisce le addizionali locali e l’IRPEF. Scegliendo questo regime, al momento della firma del contratto, non sono dovute né l’imposta di registro né l’imposta di bollo.

 

A partire dal 1 gennaio 2024, è stata introdotta una nuova forma di cedolare secca, con significative novità. Le modifiche proposte con la Manovra 2024 si focalizzano principalmente sugli affitti brevi, definiti come locazioni che durano meno di 30 giorni. A partire dal nuovo anno, per la cedolare secca l’aliquota fiscale è fissata al 21% per il primo immobile affittato, salendo al 26% a partire dalla seconda casa locata. Quando si raggiunge il quinto appartamento affittato, l’attività viene considerata come svolta in forma imprenditoriale, rendendo necessaria l’apertura della partita IVA e l’inserimento nel registro delle imprese. Se il contribuente possiede due unità immobiliari e affitta una delle due, mentre l’altra viene concessa in comodato d’uso al figlio, è possibile usufruire dell’aliquota fiscale al 21%.

 

Per quanto riguarda i contratti a lungo termine come i 4+4, la cedolare secca rimane invariata essendo fissata al 21%. Nei comuni con carenza di disponibilità abitativa come Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia e nei comuni confinanti e capoluoghi di provincia, così come nei luoghi colpiti da calamità naturali, si applica la cedolare secca al 10% per i contratti a canone concordato. Questa stessa percentuale è prevista per gli affitti a studenti universitari e per quelli transitori regolamentati dalla legge 431/1998.

 

Quando si paga la cedolare secca durante l’anno

Secondo quanto stabilito dalla normativa, il pagamento della cedolare secca deve avvenire entro il 30 novembre dell’anno di riferimento. Se l’importo annuale è inferiore a 257,52 euro, può essere versato in un’unica soluzione. Per importi superiori, è possibile suddividere il pagamento in due rate: la prima, pari al 40% dell’importo, entro il 30 giugno, e la seconda, pari al restante 60%, sempre entro il 30 novembre.

 

Dal 2021, l’acconto della cedolare secca corrisponde al 100% dell’imposta dovuta nell’anno precedente. Durante il primo anno di adozione della cedolare secca, non è dovuto alcun importo, poiché manca una base imponibile di riferimento. Il saldo e il primo acconto della cedolare secca possono essere rateizzati in un massimo di sei quote, da pagare entro il mese di novembre. Il versamento della cedolare secca avviene tramite il modello F24, utilizzando i seguenti codici tributo: “1840: Cedolare secca locazioni – Acconto prima rata”, “1841: Cedolare secca locazioni – Acconto seconda rata o unica soluzione” e “1842: Cedolare secca locazioni – Saldo”.

 

Per avere maggiori informazioni sulla cedolare secca e le ultime novità contatta lo staff di Sturent, portale specializzato nell’affitto di alloggi privati a studenti universitari.

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