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Casa in affitto, l’elenco delle tasse da pagare e della scadenze da rispettare

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Il canone di affitto pagato dagli inquilini costituisce una fonte di reddito per il proprietario e, di conseguenza, è soggetto a tassazione. È necessario dichiarare il reddito derivante dall’affitto nella dichiarazione dei redditi, per il calcolo dell’IRPEF. La tassazione del canone d’affitto avviene in base allo scaglione di reddito di appartenenza, considerando la somma totale di tutti i redditi percepiti dal contribuente. In questo articolo, esamineremo le imposte da pagare relativamente ai contratti di affitto.

Tasse da pagare sull'affitto: cosa sapere

Avere una casa aggiuntiva oltre a quella in cui si vive rappresenta un’opportunità preziosa. Mettere in affitto l’immobile consente di ottenere un reddito extra mensile, incrementando così le entrate complessive. Questo spinge spesso i proprietari di una seconda casa a cercare immediatamente un inquilino e coloro che dispongono di capitale a  considerare l’acquisto di una nuova proprietà da mettere in affitto.

 

Tuttavia, è importante considerare che affittare un immobile comporta l’obbligo di tassazione in Italia, dove il sistema tributario considera l’affitto come un reddito. Di conseguenza, è fondamentale comprendere le imposte da pagare e le relative scadenze per evitare dimenticanze pericolose e valutare correttamente il rendimento effettivo dell’immobile affittato, capendo quanto è il guadagno netto derivante dalla locazione.

Il locatore è tenuto a dichiarare i canoni di affitto incassati e a pagare le tasse previste. La tassazione varia in base alla tipologia del contratto di locazione stipulato.

Pagamento a regime ordinario: come funziona la tassazione

Nel caso della tassazione ordinaria, sono previste tre imposte da pagare. Le prime due devono essere versate al momento della registrazione del contratto, sia alla stipula che al rinnovo dello stesso, e i costi sono divisi tra le parti coinvolte.

Una è l’imposta di registro, che corrisponde al 2% del valore del canone annuo moltiplicato per il numero di anni previsti dal contratto. Questa tassa può essere pagata in un’unica soluzione o in rate, con l’obbligo di ricalcolare la quota ogni 12 mesi in base agli indici ISTAT. Il proprietario è tenuto a pagare il 50% di questa tassa, mentre il resto è a carico dell’inquilino. L’altra è l’imposta di bollo, che deve essere pagata per entrambe le copie del contratto da consegnare all’Agenzia delle Entrate. Il suo importo è di 16 euro per ogni 4 facciate (o 100 righe) di contratto.

 

La terza imposta consiste in un’imposta annuale: nel caso di un contratto con tassazione ordinaria, i redditi derivanti dai canoni di affitto sono soggetti all’imposta annuale sul reddito e devono essere considerati per il calcolo dell’IRPEF. Le imposte da pagare sui canoni dipendono dal proprio reddito imponibile.

 

Secondo la normativa italiana, sono previsti degli scaglioni di reddito e le relative aliquote:

 

  • fino a 15.000 euro l’aliquota è del 23%;
  • tra 15.001 e 28.000 euro aliquota è del 27%;
  • tra 28.001 e 55.000 euro l’aliquota è del 38%;
  • tra 55.001 e 75.000 euro l’aliquota è del 41%;
  • oltre 75.000 euro, l’aliquota è del 43%.


Le tasse sull’affitto sono quindi calcolate insieme agli altri redditi e devono essere pagate tramite la dichiarazione dei redditi. Ad esempio, se si affitta una casa nel 2022, le relative imposte devono essere pagate entro il 30 giugno 2023, ovvero nell’anno successivo rispetto ai canoni ricevuti.

Quanto viene tassato il reddito da affitto nel caso del contratto a canone libero

Nel caso di un contratto di affitto a canone libero, non è richiesta la dichiarazione dei canoni di affitto, il che impedisce un aumento eccessivo dell’aliquota IRPEF sul reddito complessivo. Le quote ricevute dalla locazione sono considerate redditi fondiari. Inoltre, questo tipo di regime non prevede il pagamento delle tasse di registro e di bollo, a differenza della tassazione ordinaria. 

Per le tasse sul canone di affitto nella cedolare secca sono previste le seguenti aliquote: il 21% per i contratti di locazione a canone libero e per i contratti brevi (con una durata massima di 30 giorni), e il 10% per i contratti a canone concordato o per gli affitti rivolti agli studenti universitari.

 

Il pagamento delle tasse di affitto con la cedolare secca avviene tramite la dichiarazione dei redditi utilizzando il modello 730, mentre il versamento dell’IRPEF viene conteggiato tramite la busta paga. Se si sceglie di compilare i redditi con il modello UNICO, si deve utilizzare il modello F24 Edile: l’importo può essere pagato in un’unica soluzione entro il 30 novembre dell’anno successivo ai canoni di affitto ricevuti, se inferiore a 257,52 euro. Per importi superiori, i pagamenti avvengono in due rate: una prima rata del 40% sul 95% delle tasse totali dell’affitto, da saldare entro il 30 giugno dell’anno successivo, e una seconda rata del 60% da pagare entro il 30 novembre. Il saldo rimanente del 5% deve essere regolato entro il 30 giugno dell’anno successivo. Il cedolino F24 può essere pagato in banca, in posta, presso gli enti abilitati o tramite modalità telematica, con l’obbligatorietà della modalità online per coloro che dispongono di partita IVA.


Per ulteriori dettagli sulle tasse da pagare sull’affitto, contatta il team di Sturent, portale specializzato nell’affitto di alloggi privati a studenti universitari.

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